I Gladiatori a Roma

- i giochi gladiatori nel Colosseo e nell'Impero di Roma

Gladiatori romani

I giochi dell'antica Roma

Gladiatori romani bassorilievo

I gladiatori romani, il cui nome deriva dall'antica spada romana "gladius", erano per la maggior parte prigionieri di guerra, schiavi o condannati a morte. Agli spettacoli, tuttavia, partecipavano anche uomini liberi attratti dalle ricompense e dalla gloria, ma chiunque scegliesse di diventare gladiatore automaticamente veniva considerato "infamis" per la legge.

Si suppone che gli spettacoli gladiatorii abbiano origine da lontane cerimonie funebri celebrate con il sacrificio umano per calmare l'ira degli Dei infernali e l'inquietudine dei morti. I lottatori seguivano un duro addestramento nelle scuole fondate da Nerone e da Cesare nelle quali venivano sottoposti a torture ed un ordine imposto con l'uso reiterato delle punizioni corporali con il fuoco e la frusta. La disciplina era dura, con regole ferree e con pene severe in modo da far diventare i gladiatori romani delle vere e proprie macchine da combattimento.
Al termine del periodo di addestramento tutti i gladiatori venivano raggruppati in "compagnie" di proprietà esclusiva dell'imperatore. Le sfide iniziavano con una parata dove i gladiatori entravano in scena su carri o a piedi seguiti da un gruppo di suonatori; giunti sotto la tribuna dell'imperatore, lo salutavano con le parole "Ave cesare morituri te salutant" ("Ave o Cesare, coloro che si apprestano a morire ti salutano"), poi si dirigevano verso l'organizzatore dei giochi il quale esaminava le armi che erano diverse in base alla categoria del lottatore.
I "retiarii", ispirati al Dio Tritone, lottavano seminudi armati di una rete, un tridente ed un pugnale; i "mirmilloni" invece avevano un elmo, uno scudo ed erano armati di una falce, i gladiatori, che facevano parte della categoria dei "sanniti" indossavano un elmo munito di creste una forte armatura ed impugnavano un giavellotto. I duellanti che venivano scelti erano di categoria diversa in modo da rendere più avvincente lo spettacolo; da alcune cronache del tempo infatti sembra addirittura che l'imperatore Nerone, per onorare il re di Armenia, Tiridate, fece combattere un nano contro una donna.
A volte gli attacchi, dopo aver reso le armi inoffensive, erano solamente simulati ma nella maggior parte dei casi i combattimenti erano duri e sanguinosi e si concludevano con la morte di uno dei gladiatori. Se il gladiatore sconfitto rimaneva ferito poteva chiedere la grazia alzando il braccio, allora il pubblico invocava la salvezza o la morte presso l'autorità presente sul palco imperiale, mostrando il pollice rivolto verso il basso, o sventolando un fazzoletto bianco. I gladiatori uccisi, prima di essere portati via, venivano avvicinati da due schiavi travestiti da Caronte e da Ermete Psicopompo: uno ne verificava il decesso toccandoli con un ferro rovente, l'altro, eventualmente, dava loro il colpo finale facendo poi segno ai "libitinarii" di portar via il corpo trascinandolo sull'arena con un uncino.
I vincitori venivano premiati con palme d'oro, denaro e dall'immensa popolarità conseguita soprattutto tra le donne; se il gladiatore vincitore era uno schiavo, dopo dieci vittorie, che venivano segnate su un collare di metallo, gli era resa la libertà; egli allora poteva decidere se continuare a combattere per soldi o intraprendere altre attività come ad esempio l'istruttore nelle scuole per gladiatori.
Un altro gioco molto amato dal pubblico erano le "venationes" dove i gladiatori lottavano contro belve feroci come elefanti, ippopotami, leoni, tori, tigri, pantere, e leopardi. Le cacce potevano consistere anche in una sfida fra uno o più animali contemporaneamente, oppure essere prese a pretesto per le esecuzioni capitali, quando i condannati venivano introdotti nell'arena senza alcuna difesa insieme alle fiere.
Erano molto apprezzate anche le "naumachie", che consistevano in finte battaglie navali, ma essendo molto costose per le spese relative all'armamento delle imbarcazioni, venivano organizzate raramente. Di tanto in tanto scendevano in scena, anche se la legge lo proibiva, le donne ed esponenti delle classi più elevate, ma costoro ovviamente non convivevano con gli altri gladiatori e non combattevano fino alla morte.

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