Via XX settembre, il cui nome celebra la data di annessione di Roma alla Nazione, segue il tracciato, creato all'epoca, di papa Pio IV e ripreso dal piano urbanistico di Sisto V alla fine del ‘500. Nel progetto di quello che, per l'estremo rigore, il poeta romano Belli definì "Papa Tosto", tutta la zona che si estendeva dalle terme di Diocleziano verso il Quirinale e il Pincio doveva trovare un nuovo sviluppo urbanistico per attuare il quale era indispensabile il rifornimento di acqua.
Domenico Fontana, architetto del pontefice, si occupò dei lavori di ripristino dell'antico acquedotto Alessandrino, rinominato "Acqua Felice" dal cognome del papa e, con la rapidità che contraddistinse tutte le opere del pontificato di Sisto V, li portò a termine in soli due anni. La mostra dell'"Acqua Felice", progettata come un grande arco di trionfo, è oggi conosciuta come Fontana del Mosè, per la gigantesca statua eseguita da Leonardo Sormani e collocata nell'arco centrale. Il Mosè, ben diverso da quello realizzato da Michelangelo, non molti anni prima, non piacque ai romani che ne fecero oggetto di critiche e derisione.