L'Isola Tiberina a Roma

- l'area dedicata ad Esculapio ed oggi sede dell'Ospedale Fatebenefratelli.

Isola Tiberina

Isola TiberinaL'Isola Tiberina, che sorge al centro del fiume Tevere, lungo l'ansa che divide Trastevere dall'area di Piazza Navona, nacque, secondo la leggenda, dall'accumularsi del fango sulle messi che i romani gettarono nel fiume dopo aver scacciato dall'Urbe, l'ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo.

Nell'antichità il luogo fu indicato con diversi toponimi, a partire dal più antico "Isola Lycaonia", per la probabile esistenza di una statua antropomorfa sul ponte Cestio che rappresentava l'omonima regione dell'Asia Minore, fino ad "Isola di San Bartolomeo" ed al volgare "Isola dei due ponti", per la presenza rispettivamente della basilica di San Bartolomeo, del Ponte Cestio e del Ponte Fabricio.
Con l'espansione di Roma, l'Isola Tiberina vide ben presto sostituire le varie strutture lignee, fra le quali le arcate dei due ponti, con marmi e murature e l'intera area divenne centro dedicato alla medicina, come per altro è tutt'oggi vista la presenza dell'Ospedale del Fatebenefratelli.
Secondo la leggenda, che anche Ovidio riporta nelle Metamorfosi, per sconfiggere la peste che si era abbattuta su Roma intorno al 294 a.C., gli indovini stabilirono che si sarebbe dovuta trasportare da Epidauro fino in città l'effigie del dio della medicina, Esculapio. Agli ambasciatori recatisi in Grecia, tuttavia, si presentò il dio stesso sotto forma di grande serpente che, salito autonomamente sulle imbarcazioni e ricondottele con venti propizi fino alla foce del Tevere, scelse di prender terra direttamente sull'Isola Tiberina.
In onore di Esculapio, i romani avrebbero edificato il santuario a lui dedicato e dato vita ad un'opera di risistemazione delle rive con argini e terrapieni che, grazie all'uso di un rivestimento in travertino e l'erezione di un obelisco a modi albero maestro di una galea romana, fece assomigliare l'isola ad una grande imbarcazione ormeggiata lungo il Tevere. A causa delle spoliazioni dei materiali nobili protrattesi per lungo tempo a partire dal medioevo, oggi rimangono sul luogo poche testimonianze delle decorazioni e dei rivestimenti della "nave di Esculapio" mentre sono solo pochi i frammenti dell'obelisco centrale pervenutici e custoditi presso il Museo Nazionale di Napoli.
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