La chiesa madre della Compagnia di Gesù, ovvero dei Gesuiti, il prestigioso Ordine riconosciuto da Paolo III Farnese nel 1540 e sul quale convergevano le grandi speranze per la lotta contro la Riforma in tutta Europa, fu consacrata nel 1584. La facciata, opera di Giacomo della Porta, segna una delle più significative rivoluzioni architettoniche.
L'artista utilizzando elementi dell'architettura classica: colonne, pilastri e archi, li rielabora secondo uno schema completamente innovativo. Nessuna monotonia o ripetizione nei due piani che compongono la facciata e che trovano un originale collegamento nelle due volute laterali.
L'interno, affidato al Vignola, segnerà una svolta fondamentale nella concezione dello spazio della chiesa, precorrendo le forme che verranno poi sancite dal Concilio di Trento.
Bocciato lo schema rinascimentale, si torna al concetto della chiesa medioevale dove la navata allungata esalta l'importanza dell'altare e l'assenza di colonne o pilastri tende a creare una grande aula libera da ogni ostacolo, che possa impedire la vista dell'altare, favorendo così la partecipazione dei fedeli ai sacramenti: cosa fondamentale per i gesuiti.
Il rigore e l'essenzialità della chiesa è alterato dalle decorazioni plastiche e pittoriche aggiunte nel corso del Seicento. La volta affrescata dal Baciccia, come veniva chiamato Giovan Battista Gaulli, è il capolavoro dell'illusionismo prospettico, la scena deborda dalla cornice, investendo anche le zone decorate con gli stucchi. E la luce, elemento unificante, permette l'incontro di realtà e finzione in un'alternanza che regala effetti illusionistici di grande impatto.
La Cappella di Sant' Ignazio – nel transetto sinistro- opera di Andrea Pozzo, ospita il più ricco altare barocco di Roma e la statua del santo, ora in stucco argentato, sostituisce l'originale in argento massiccio, fusa per pagare le tasse imposte da Napoleone.